Dalla nascita all'adolescenza
Abbiamo sempre espresso un punto di vista sufficientemente critico sulla diffusione dei videogiochi tra i bambini, ma questa volta è d'obbligo segnalare una voce, parzialmente, contraria.
Secondo un recente studio dell'Unione europea infatti alcuni videogame sarebbero, in alcuni casi, addirittura utili per i bambini, stimolando la creatività e la cooperazione e sviluppando l'apprendimento.
Il rapporto è stato stilato dal parlamentare liberal olandese Toine Manders, e nel documento si legge che per la maggior parte dei casi si tratterebbe, per l'appunto, di innocui passatempo e che per di più possono contribuire allo sviluppo di importanti facoltà dei bambini.
Non c'è che dire, le notizie in arrivo da Bruxelles e diffuse una decina di giorni fa lasciano spiazzati e sembrano porsi in controtendenza rispetto alla reputazione di alcuni giochi considerati violenti che, a quanto pare, non avrebbero alcun collegamento con comportamenti aggressivi.
Anzi, sarebbero un toccasana per l'apprendimento di abilità come una riflessione strategica, creatività, cooperazione ed un senso di innovazione!
Attualmente (dal 2003) è in vigore in Europa il codice volontario di autocondotta "Pegi" (Pan-European Game Information - Informazioni paneuropee sui giochi), sistema di classificazione che aiuta a conoscere preventivamente il livello di "pericolosità" di un videogioco in base ai contenuti.
Sulla base di questo tipo di classificazione gli acquirenti (normalmente i genitori) sono in grado di filtrare quelli considerati inopportuni per i propri figli.
Ma sappiamo bene che l'autocondotta non sempre genera buoni frutti, anche perché non è detto che i genitori siano più saggi dei figli, ma soprattutto esistono sensibilità troppo diverse che non consentono, su queste basi, un reale controllo sulla diffusione di prodotti potenzialmente dannosi per le abitudini comportamentali dei più piccoli.
Per essere un po' maligni, si può anche ricordare che il settore dei videogiochi ha fatturato, lo scorso anno, oltre sette miliardi di euro, il che lascia presagire che sia ben lungi dalla volontà dei più di interrompere questo "benefico" flusso di cassa.
Lo studio dell'Unione europea però sottolinea che alcuni prodotti dal contenuto violento dovrebbero essere rivolti esclusivamente ad un pubblico adulto e chiamano in causa il ruolo fondamentale dei genitori nel fare, come si diceva, da filtro rispetto ai prodotti con bollino rosso.
Però, oltre ai dubbi già espressi sulla spesso insufficiente capacità di "autoregolazione", è da considerare un altro dato: molto spesso i ragazzi si scambiano i videogame senza che necessariamente i genitori ne sappiano qualcosa.
Ancora una volta, fermo restando il completo accordo sul fatto che ci vorrebbe un maggiore e più attento controllo sulle attività "ludiche" e non dei nostri figli, viene da pensare che il tentativo di scaricare sempre e solo sui genitori il compito di guardiani degli inferi appare un tantino ipocrita. Ma non sarebbe meglio se certi prodotti non venissero proprio commercializzati? Anche perché non è affatto detto che su una mente adulta non abbiano effetti devastanti, anzi...
E siamo alle solite... ubi maior (denaro) minor cessat (salute e benessere).
Image by popsci.com.au
alle 19:12
bull
ma andate a cagare la colpa è solo dei genitori che non seguono i figli e scaricano tutte le loro colpe sui videogiochi