Forse non sapete che lo strappacuore è un terribile aggeggio che appoggiato sul petto del malcapitato riesce a strapparne il cuore in modo preciso e cruento.
Ma questo non c'entra nulla con il libro che voglio consigliarvi per l'estate, che non è certo una novità editoriale, visto che ormai il suo autore ha lasciato da diverso tempo, ahi noi, il mondo dei vivi.
Si chiamava Boris Vian, francese, alto, moro, bello, scrittore, ingegnere, cantautore, trombettista, traduttore. Un genio morto precocemente: a 39 anni, nel 1959. I suoi libri contengono molto: critica sociale, ironia, assurdo, giochi linguistici, amore, tragedia. Le sue parole attraversano come aghi la pelle, entrando dentro (strappano il cuore?).
Basterebbe solo questo per avvicinarsi. Ma io lo voglio consigliare "Lo Strappacuore" alle mamme e ai papà che mi leggono per un altro motivo: per capire cosa non devono diventare.
Ho già parlato delle paure dei genitori, di iperprotettivismo, di paranoia. La grande protagonista di questo romanzo è una donna che diventa madre dopo poche pagine. Non un figlio, ma tre: gemelli! Noël Joël e Citroën. L'istinto materno non è una cosa che si acquisisce automaticamente. Certe donne incominciano ad avvertirlo quando ancora il bambino è nel pancione, altre hanno bisogno di più tempo. Proprio come Clementina.
Ma improvviso esplode, e la riempie tutta. Tanto da non contemplare più nient'altro: neanche il sesso. Per essere una buona madre Clementina crede di doversi privare di tutto, anche del cibo. Si accontenta degli avanzi, mentre i figli mangiano il resto. Il masochismo verso se stessa è proporzionale all'amore che vuole dimostrare ai suoi figli. Ma non si rende conto che così facendo diventa arida, brutta, imputridisce dentro, puzza. I suoi figli se ne accorgono e invece di amarla, la evitano.
Ma non è questo il suo peggior difetto. Clementina è apprensiva. Ha fatto dei figli la sua ragione di vita e adesso ha una paura folle di perderli.
"Non so dove sono Noël Joël e neanche Citroën. In questo momento potrebbero essere caduti nel pozzo, aver mangiato dei frutti avvelenati, essersi presi una freccia in un occhio se sulla strada c'è qualche bambino che gioca con la balestra, prendersi la tubercolosi se un bacillo di Koch si mette di traverso, svenire annusando fiori troppo profumati, farsi pungere da uno scorpione portato dal nonno di un bambino del paese, celebre esploratore ritornato di recente dal paese degli scorpioni, cadere da un albero, correre troppo forte e rompersi una gamba, giocare con l'acqua e annegarsi. Andranno in fondo al giardino e rivolteranno una pietra, sotto la pietra ci sarà una larva gialla che si schiuderà istantaneamente, che volerà verso il paese, s'introdurrà nella stalla di un toro cattivissimo, lo pungerà dalle parti del naso; il toro esce dalla stalla, la demolisce; eccolo che se ne parte sulla strada, in direzione della casa, è fuori di sé e quando fa le curve lascia ciuffi di peli neri perchè s'impiglia nelle siepi di spinetta; proprio davanti alla casa si lancia a testa bassa contro un pesante carretto tirato da un cavallo mezzo cieco. A quell'urto il carretto si sfascia e un frammento di metallo viene proiettato in aria ad un'altezza prodigiosa; potrebbe essere una vite, un bullone, un dado, un chiodo, una guarnizione delle stanghe, un gancio dell'attacco, un ribattino delle ruote, scarrettate in giro, poi rotte, e il pezzo di ferro si alza sibilando verso il cielo azzurro. Passa al di sopra del cancello del giardino, mio Dio, ricade, ricade, e cadendo sfiora l'ala di una formica volante e la strappa, e la formica che non riesce più a tener bene la direzione, che perde stabilità, vaga al di sopra degli alberi come una formica mal ridotta, si abbatte improvvisamente in direzione del prato, mio Dio, là ci sono Joël, Noël, Citroën, la formica cade sulla guancia di Citroën e poiché magari ci trova delle tracce di marmellata, lo punga.... Citroën! Dove sei???".
E' tutto esasperato, ma la conclusione a cui arriva il libro non è tanto lontana, almeno moralmente, a chi non lascia spazio di vita ai propri figli per fobie che a volte diventano psicosi.
Dare la vita significa lasciare le persone libere di vivere. Poco importa che siano i bambini. Lasciamo i nostri figli sperimentare. Lasciamo che si facciano male. Che si siedano sull'erba. Che si sporchino i vestiti. Che tornino a casa fradici di fango. Lasciamo che si divertano.
La felicità è una roba contagiosa. Se volete che i vostri figli sorridano, dovete farlo voi per primi!
Chiedetelo in biblioteca!
Lo strappacuore / Boris Vian ; traduzione di Gianni Turchetta. - Milano : Marcos y Marcos, 1993. - 243 p. ; 21 cm. - (Gli alianti ; 20) Tit. orig.: L'arrache-coeur








1. lsm, Martedì 24 Luglio 2007 ore 23:46
Strappacuore? C’è un aggeggio che strappa il cuore? Non lo sapevo; eppure deve essere così! Si vede che dormivo …
Leggo i complimenti che riservi a Boris Vian con una punta d’invidia; nessuno tra quegli aggettivi, purtroppo, calzerebbe al sottoscritto. Pensa: non sono neppure morto!
Al momento so di Clementina solo ciò che hai scritto di lei; posso appena ipotizzare che abbia voluto dare il nome di un’automobile al più molleggiato tra i gemelli.
Però sono curioso di leggere dove Boris la colloca: se tra le meravigliose vittime di una degenerazione del pensiero o se, invece, tra pasticcionissime carnefici che, sentendosi inadeguate a un còmpito, fanno l’impossibile per esserlo in tutti.
Persone, magari, baciate anche dalla fortuna che ha colui cui basterebbe fare un piccolo gesto perché tutto si ridisegni in forma nuova; gesto impossibile per chi è obnubilato da una visione paranoide dell’esistenza.
Se qualcuna dovesse riconoscersi in queste descrizioni, necessariamente stringate, la invito a riflettere: quel piccolo gesto si rivelerebbe un “Addio all’obnubilato” coi controfiocchi!
Suggerimento recepito, gentile curatrice.
2. l.s.m., Giovedì 6 Settembre 2007 ore 15:43
Ho letto il libro.
3. Alessia, Giovedì 6 Settembre 2007 ore 16:40
E beh, allora.... ti è piaciuto?
4. l.s.m., Giovedì 6 Settembre 2007 ore 22:57
Ti basta un sì, un no, oppure gradisci una critica articolata?
In quest’ultimo caso, dammi un numero massimo di parole da poter utilizzare, che arrivi appena prima di un tuo ipotizzabile calo d’attenzione (non so quali farmaci ti somministrassero da bambina …).
In ogni modo, qualunque sia l’eventuale risposta, la similitudine contenuta nella frase “Citroen lo guardava e la sua faccina era tetra come quella di un santo di pietra dopo un bombardamento.” vale da sola più degli euro otto che mi hanno spillato alla cassa. (Oscar Classici Moderni – Trad. G. Turchetta)